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Dalla luce alla tenebra, viaggio di un artista del sud

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” I calabresi rappresentano il nucleo di una civiltà antropica, cavalcata dalla percezione di un nuovo che devasta e di un vecchio che trascina nella stasi mortale delle cose. Un popolo ripiegato sulle proprie sconfitte, sulla vocazione ancestrale ad essere “humus” di questa terra feconda di passioni e di grandi ideali, che trae dalle proprie radici la ragione del proprio esistere,... Terra di mistero dunque, dove superstizione e religione convivono in un eterno scontro di inespresso pensiero, tacito come lontanissime stelle, come acqua sedimentata nella coscienza delle sue genti”.

Tratto da ”La Calabria, la mia terra”

di Niko Panetta, edito da Calabria Sconosciuta

 

Noi del sud, siamo un popolo fatto essenzialmente di luce e di ombre, vi è nel nostro essere uomini un senso profondo di doloroso mistero.
 Mutevoli, umorali, curiosi, follemente determinati a capire l’essenza della vita.
In noi vi è il tutto e il niente.

Siamo una musica mai suonata prima, siamo una lingua difficile da comprendere.
Così radicati e tenaci da voler sempre tornare da dove si è partiti, inseguiti da una voce che da millenni incanta e trascina verso casa. Ma siamo viaggiatori, esploratori dei più profondi meandri dell’esistenza, mai dimentichi di quell’abbagliante luminosa bellezza che ci ha partorito (il sud), come se non conoscessimo altra via per ritornare. E ritorniamo, sempre, da tutti quei luoghi che ci accolgono nel nostro peregrino andare per il mondo... ritorniamo. Gianluca Sità è anch’egli un viaggiatore.
 Il viaggio è ricerca di se stessi, è scendere nell’abisso e risalirci. Il suo “andare” è la pittura, la stesura del colore è la strada da percorrere. É in questo si rivela la potenza dell’ artista, che va, scava, incide nel profondo, ferita su ferita in una lotta superba fatta di luce e ombre, di tenebra e mistero. Le opere di questo artista suscitano inquietudine, non vi è mai disvelato sentimento o sentimentalismo, ma esse si interpongono tra noi e lo spazio fino a carpirne quel senso di “vuoto” assoluto che è pienezza, con un registro di piani paralleli ben rappresentati.

Egli è come Orfeo, magnifico cantore di amore e morte e, come Orfeo, sfida la tenebra, scende nell’Ade e lì trova la linfa a cui attingere.
 L’antitesi di Amore e Morte presente nelle opere di Gianluca Sità, è un archetipo che ci appartiene, due principi cosmici che risolvono l’idea del divenire e del continuo mutare delle cose e dell’immutabilità ed eternità dell’essere (Eraclito).

Un’atmosfera quasi divinizzata dunque, dove ci si abbandona a una tensione esasperata, quasi religiosa capace di rendere percepibile il segreto mistero dell’arte. Un nuovo sentire che è un atto d’amore e scaturisce dal profondo dell’anima.
In tutto questo vi è la solitudine dell’uomo e dei suoi interni conflitti e per risolvere ciò bisogna saper scendere profondamente nei propri accadimenti esistenziali, e qui l’artista rivolge a se stesso, nell’intimità silenziosa, l’unica arma di cui dispone, la verità.

Nella vita di un uomo vi è sempre un’emozione che accompagna l’inizio e la fine di un viaggio, nella vita di un’artista vi è il compito di creare lo strumento perché ciò avvenga.

Niko Panetta (2015)

 

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