January 5, 2015

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May 8, 2016

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C’è aria di tempesta

April 15, 2016

Romantico senza mai negare quella ricerca verista-realista.

Naturalista che concilia la sua pittura con il tempo di una ricerca decadentista. Gianluca Sità sviluppa la sua ricerca come una continua evoluzione poetica, di quelle energie che affondano le proprie radici, nei percorsi dei grandi maestri della storia dell’arte, riuscendo a coglierne quell’essenza vitale, e reinterpretarla attraverso una lettura visiva contemporanea.  Una fusione di idee capaci di dar vita ad una pittura emozionale e nello stesso tempo “sospesa” tra il tempo presente (contemporaneo) e quel passato, dal quale l’artista attinge quei sapori estetici e concettuali. 

Una pittura forte scandita dal vigore di una ricerca che guarda al bello non come punto di arrivo, ma come partenza per una evoluzione dell’immagine pittorica. I suoi lavori diventano una allegorica e contemporanea visione dove il pensiero non resta imprigionato nei legami della storia ma dialoga con quella modernità percettibile per forma e stile.

Una nuova idea sublimata da quella mescolanza-combinazione di linguaggi artistici che attraverso la creatività dell’artista diventano unicum, sistema di un processo artistico di estrema sintesi e bellezza.

I lavori di Gianluca Sità diventano il punto di accesso di un viaggio in bilico tra la ricerca dell’immagine e la sua trasfigurazione poetica da una parte, e quel racconto neo simbolista, che diventa “espressione” di nuove forme in continua lotta con quell’ispirazione di tendere ad un risultato dove segno ed idee concepiscono l’oggetto della raffigurazione. C’è aria di tempesta, di intesa e di contesa, che l’artista afferra e trasforma in espressioni, rivelazioni che prendono coscienza, giudizio, anima.

Una pittura che diventa evocazione, apparente amnesia visiva dove tutto e costruito all’interno di uno spazio finito dove perdersi e ritrovarsi dove tutto diventa melodia.

Elementi visivi che costituiscono l’impianto di narrazione della scena emergono ed affondano come protagonisti in scena. Tutto diventa un enorme palcoscenico dove ogni spettatore diventa suo malgrado protagonista di quella fantasia e di quella libertà creativa che diventa dualismo e nello stesso tempo accordo.

Non si spaventa Sità ad accompagnarci in questo viaggio di realtà “impermeabilizzato” dalla fatica di una pittura presente, plasmata da un continuo gesto di riflessione, di aggiunta di colore, che compiutamente si realizza mediante velature e sovrapposizioni che dialogano con il disegno e generano un forte equilibrio visivo.

Una ricerca dove tutto collabora e niente prevarica, dove l’uomo ne diventa il protagonista con quella dignità sacrale che trasuda con tutta la sua carica estetica in questo percorso tra la modernità di un linguaggio artistico compiuto e misurato e nello stesso tempo leggero, capace di reinventarsi e superare barriere ideologiche.

 

Una pittura intensa che denota una grande capacità e conoscenza di quelle regole di costruzione dell’immagine, dove anche il colore diventa “parola”, forma armoniosa con il contesto in cui è installata. L’immagine viene assorbita dal tempo della nostra percezione e si traduce nella nostra personale emozione, guidata attraverso quella combinazione neo-romantica che Gianluca Sità concede e rilascia sulla tela.

L’elemento realistico è sempre presente nelle scene. Volutamente in evidenza oppure assimilato e consumato nella scena è lì a testimoniare quel legame forte tra l’immagine della natura delle cose e il colore di quella “parola-idea” che viene trasfigurata in poesia e diventa il racconto di quella storia di cui siamo, con le nostre emozioni e le nostre esperienze, i protagonisti.

 

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